Con l’unione delle due diocesi di Velletri e di Segni, la nuova comunità ecclesiale scelse di riconoscersi nel patrocinio dei santi patroni che per secoli hanno accompagnato la vita e la devozione delle due Chiese locali: San Clemente, San Bruno di Segni e la vergine Maria, salutata con il titolo di Madonna delle Grazie.
La Madonna delle Grazie
L’icona della Madonna delle Grazie è collocata nell’omonima cappella-santuario che si apre lungo la navata sinistra della cattedrale di San Clemente. Le notizie relative alle origini di questa immagine sacra risultano esigue; tuttavia, alcuni studiosi ne attribuiscono la donazione a Giovanni II, vescovo di Velletri, nell’anno 732. Altri, invece, suggeriscono una provenienza dalla città di Costantinopoli.
Due sono le solennità dedicate alla Madonna delle Grazie di questo santuario. La Festa principale è stata istituita a partire dal 1613 e ricorre la prima domenica di maggio, preceduta da una processione nella giornata di vigilia. In seguito al terremoto del 26 agosto 1807, si stabilì la consuetudine di celebrare la Festa del Patrocinio come commemorazione dello scampato pericolo.
Diversi pontefici hanno reso omaggio alla sacra immagine, tra cui Pio IX, che nutriva per essa una devozione particolarmente sentita.
L’immagine fu inoltre coinvolta in un episodio in cui il brigante Cencio Vendetta tentò di usarla per ottenere la grazia dal Pontefice, la quale gli fu negata.
Durante il secondo conflitto mondiale, l’icona venne rimossa dal santuario e trovò ospitalità nella chiesa del Gesù a Roma, dove rimase fino al settembre del 1944.
Infine, il 26 agosto 1949, in seguito a una peregrinatio che coinvolse l’intera diocesi (che all’epoca estendeva la sua giurisdizione all’intero Agro Pontino), la Madonna delle Grazie fu proclamata patrona della diocesi dal cardinale Clemente Micara, allora vescovo di Velletri.
Festa
La prima domenica di maggio e il 26 agosto.
San Clemente romano
Risuonava ancora al suo orecchio la predicazione degli Apostoli. Così nel II secolo sant’Ireneo parla di Clemente, terzo successore di Pietro dopo Lino e Anacleto, e forse in gioventù collaboratore di Paolo. Ma di lui una sola cosa è certa: la profonda conoscenza (rivelata negli scritti) della Scrittura e anche dei testi ebraici e non canonici. Si ritiene perciò che sia venuto al cristianesimo dall’ebraismo.
Sappiamo che il suo pontificato dura nove anni, sotto gli imperatori Domiziano, Nerva e Traiano. Ma il suo posto è grande nella vita della Chiesa, che lo venera come uno dei “Padri apostolici”, per la lettera alla comunità di Corinto, dove i pastori sono stati destituiti da giovani cristiani turbolenti.
Clemente non interviene finché dura la persecuzione ordinata da Domiziano nell’Impero. Tornata la pace, al tempo di Nerva, eccolo inviare a Corinto una lettera scritta da lui ma presentata come voce della Chiesa di Roma, cosciente della sua autorità e responsabilità. Essa ricorda l’origine divina dell’autorità ecclesiastica e le norme per la successione apostolica; condanna l’espulsione dei presbiteri di Corinto e disegna un’immagine dell’intera comunità cristiana come modello di fraternità. Infine, sebbene Clemente scriva dopo la persecuzione, rammenta con serenità il dovere dell’obbedienza ai prìncipi nelle cose terrene.
La lettera, detta poi Prima Clementis, afferma dopo i testi degli Apostoli l’autorità dei vescovi sui fedeli e il primato della Chiesa di Roma sulle altre. Sarà infatti definita “Epifania (cioè manifestazione) del primato romano”. Un documento che si diffonde in tutta la cristianità antica, e che resta valido in ogni tempo. La voce di Clemente parla “con una gravità saggia, paterna, cosciente delle proprie responsabilità, ferma nelle esigenze e al tempo stesso indulgente nei suoi rimproveri” (G. Lebreton). Ancora 70 anni dopo, a Corinto, il documento viene letto pubblicamente nelle riunioni eucaristiche domenicali, insieme alle Scritture.
Poco si sa degli ultimi anni di Clemente. Secondo una tradizione del IV secolo, sarebbe stato affogato con un’ancora al collo in Crimea, suo luogo d’esilio, per ordine di Nerva. Ma gli Atti relativi sono giudicati leggendari. D’altra parte lo storico Eusebio di Cesarea e san Girolamo concordemente dicono che Clemente muore nel 101, e non parlano affatto di esilio e di martirio.
Festa
23 novembre.
San Bruno di Segni
Bruno nacque a Solero, all’epoca diocesi di Asti, tra il 1045 ed il 1049; iniziò la sua formazione religiosa con i monaci martiniani presso il locale cenobio di S. Perpetuo e proseguì gli studi a Bologna dove esisteva una Scuola di Grammatica e Retorica, conseguendo il titolo di dottore. Chiamato a Siena dal vescovo Rodolfo per insegnare teologia, fu nominato canonico della cattedrale e vi rimase sino al 1076 quando seguì il cardinale Pietro Igneo che lo introdusse alla corte papale dove fu notato da Gregorio VII per la sua preparazione teologica e per la sua eloquenza.
Nel 1079 il papa lo consacrò vescovo della sede di Segni ed in questa veste ebbe modo di collaborare da vicino con quattro papi. Fu più volte nominato legato pontificio in Francia e nell’Italia meridionale; combatté strenuamente la simonia ed il nicolaismo nel burrascoso periodo della lotta per le investiture. La sua vocazione per lo studio delle Sacre scritture lo portò a scegliere la vita monastica e nel 1102 si ritirò a Montecassino dove nel 1107 fu eletto abate.
Nel 1111 fu costretto a lasciare Montecassino a causa dei suoi dissidi con papa Pasquale II che aveva concesso a Enrico V il diritto alle investiture dei vescovi germanici. Tornato alla sua missione pastorale a Segni, lasciò la vita terrena per quella celeste il 18 luglio 1123.
Nel 1183 (o 1181 secondo alcuni storici) Lucio III lo elevò agli onori degli altari nella sua cattedrale dove è custodito il suo cranio.
San Bruno è ricordato soprattutto per aver confutato definitivamente, con il monaco Alberico, l’eresia di Berengario di Tours che negava la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, durante il sinodo romano del 1079 ed in questa veste è raffigurato sulla pala d’altare del “Concivium Patronus” nella collegiata di Solero, ma gli studiosi tengono in grandissima considerazione le sue opere e la sua figura di esegeta delle Sacre scritture.
San Bruno scrisse commentari sul Pentateuco, sui Salmi, sul Cantico dei Cantici, su Isaia e numerose omelie sui Vangeli.
Festa
18 luglio.

